Cosa resterà di questo 2020? Playlist di brani da conservare nel cassetto #parte 1

Lo scorso anno è stata un'ottima annata per la produzione musicale. Basti pensare a nomi come Brittany Howard, Wilco, Sharon Van Etten, Yola e Bon Iver. Devo riconoscere, però, che pur mancando ancora un mese al giro di boa, questo 2020 sembra stare al passo del suo precedente.

Confesso: il giudizio è in parte legato al lato "nostalgico", da trentenne ormai inoltrata, sensibile al ritorno di alcuni protagonisti del passato universitario.


The Killers, in primis, mollati ai tempi di "Day and Age" e della amata "I can't stay" (correva l'anno 2009) e oggi riscoperti in una veste diversa, ma decisamente accattivante con "I felt fire in bones".

Scende la lacrimuccia  -  vista la scoperta ai bei tempi andati di O.C. - all'ascolto dei Nada Surf (stavo "a rota" con "I like what you say"), anche loro dipartiti dalle mie playlist dopo la prima decina del nuovo millennio, ma ritrovati a sorpresa tra i suggerimenti Spotify.  "Come get me" è quella che preferisco del nuovo album "Never not together".


I The Strokes, in grazia di dio con il loro "The New Abnormal", contenitore di diverse perle sulle quali primeggia, però, "At the door". È un brano dal sofisticato synth e dalla parte vocale toccante, adatta al pianto di fine relazione.

Infine, i Kings of leon, una costante negli anni, anche nelle loro uscite non proprio al top. Ne ho sempre apprezzato i brani più sporchi e diretti ("The bucket", o "King of the rodeo"), ma vantano dei momenti "soft" di ottimo livello, come la versione acustica di "Last Mile Home", soundtrack del (bel) film "I segreti di Osage County". "Going Nowhere", singolo uscito in occasione Covid e isolamento, forse non è di pari bellezza, ma nella sua semplicità funziona e si ascolta con piacere.

La nostalgia canaglia non è l'unica responsabile dell'entusiasmo musicale 2020. Ci sono 2 pezzi più "pischelli", appartenenti a generi che fatico sempre a definire in modo puntuale, che mi hanno piacevolmente colpita: "Lost in yesterday" dei Tame Impala, con un "basso devastante" (da leggere, per chi la conosce, col tono della Fetch) e "Dizziness" dei Wild Nothing, brano particolare e ben strutturato.

Per restare nell'atmosfera "quant'è bella giovinezza", suggerisco, poi, un po' di sano indie/rock con Jake Bugg e "Kiss like the sun", un pezzo che starebbe benissimo in Peaky Blinders, o nel prossimo di Guy Ritchie. Meno mainstream i Movie Star Junkies, che non conoscevo (nonostante delle buone recensioni) e ho apprezzato particolarmente in "East End Serenade".
Per una cosa più pop c'è, invece, la scanzonata "The Steps" di HAIM.

Entra a gamba tesa in questa prima decina un brano che spariglia tutto e si distingue dal resto per il potente sound: "How far?", dei Gorillaz, che ha visto la partecipazione - tra gli altri - di Tony Allen, uno dei più grandi batteristi della storia, purtroppo recentemente scomparso (omaggiato dalla band nella foto).

Per una chiosa da affetti stabili, aggiungo una bonus track degli amici Dorothea: "Trippin on me", che non vedo l'ora di poter ballare live.

Link alla playlist: https://open.spotify.com/playlist/4JxAGgLw9fYyWGnx1bHd8v?si=67tZoChUR8-MA962P5J9Og 
                                                                                                                                 di Martina Bassotti

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